Barche ed elettronica secondo me, ovvero:
โ€œAll I need is a ship and a star to sail herโ€ (Sea-Fever, by John Masefield).

Lo scopo che normalmente si prefiggono i miei 25 lettori (Alessandro Manzoni) รจ navigare.
Dal vocabolario dei termini marinareschi:
ยซNavigareยป: lโ€™arte di condursi dove le vie non sono tracciate.
Vista la difficoltร  sembrerebbe una cosa da evitare, ma giร  gli antichi dicevano โ€œ navigare necesse est, vivere non necesseโ€. La cosa si รจ sempre rivelata molto impegnativa, tantโ€™รจ che il termine stesso di Cibernetica viene da lโ€™Odissea di Omero โ€œle navi dei Feaci no hanno un pilota ma viaggiano da sole senza mai perdere la rottaโ€, il che non li salva dallโ€™ira di Poseidone per aver riportato Ulisse a Itacaโ€ฆ

Ho iniziato a navigare e ad interessarmi di elettronica, quando cโ€™erano ancora le valvole termoioniche, e il log piรน avanzato era unโ€™elica legata ad una cima che faceva girare delle lancette simili a quelle di un contatore dellโ€™acquedotto. Lโ€™ecoscandaglio era un pezzo di piombo legato a una cima con una cavitร  riempita di grasso che poteva catturare granelli di sabbia o comunque detriti che dessero unโ€™idea del tipo di fondale. Il punto nave si faceva con la bussola o con il sestante se sapevi fare i calcoli a mano con le tavole dei logaritmiโ€ฆ una cosa a prima vista raccapricciante, che dava un certo lustro a chi se ne occupava.
Nelle mie prime traversate oceaniche a bordo del GO TO (nome derivato dal linguaggio Basic) usavamo il sestante, avevamo programmato una calcolatrice per semplificare i calcoli, facevamo la media di varie altezze misurate, la precisione media era intorno alle dieci miglia quando il cielo era sgombro.
Oggi cโ€™รจ il GPS che fa risparmiare tempo, ma mi mancano quegli appuntamenti quotidiani con le stelle, come se avessero unโ€™anima e mi seguissero dallโ€™alto e in qualche modo percepivo la dimensione del pianeta Terra.
Tenevamo un pilota automatico a vento Aries, smontato in un gavone, perchรฉ non funzionava in tutte le andature. Lโ€™avevo sostituito con un Autohelm 3000 a cinghia, che trascinava un cerchio da bicicletta di 26โ€ fissato alla ruota, invece della puleggia da 10โ€ di serie. Era piรน un correttore di andatura che un pilota automatico, ma faceva il suo lavoro, il cerchio era marcato Ambrosio per cui venne chiamato Ambrogio e incaricato della maggior parte dei turni al timone, in memoria dellโ€™imperturbabile autista della contessa.

Lโ€™automazione ha fatto progressi inimmaginabili e puรฒ tranquillamente sostituire la presenza umana a bordo, ma questo per quanto mi riguarda non รจ interessante. Raul Gardini definiva lo skipper come colui che conosce la sua barca fin nel suo minimo dettaglio, quindi a me da fastidio avere a bordo oggetti che hanno software proprietari, protocolli di comunicazione, hardware e interfacce du cui non รจ dato avere la piena padronanza.

In conclusione se devo spendere tempo ed energie per aggiornamenti, preferisco aumentare la mia capacitร  di percepire fisicamente ed emotivamente il mare, che รจ una combinazione estremante complessa di infinite variabili. Sui manuali di navigazione si trova tutto quello che occorre fare e sapere, molto puรฒ essere caricato in un computer, ma le carte, le squadrette, il compasso e i portolani sono qualcosa di fisico e ti portano ad un atteggiamento mentale che รจ piรน vicino al mare che รจ pura fisicitร .

Andare in mare, soprattutto per diporto, รจ un atto estetico, si sviluppano sensibilitร  prima sconosciute e nuove capacitร  emotive, osservare il cielo, intuire i salti di vento, aspettare che unโ€™isola si manifesti allโ€™orizzonte, imparare mantenere la rotta e le vele a segno, anche di notte, senza la bussola e i segnavento, costituisce un arricchimento personale che non ci abbandonerร  mai.
Mi piace lโ€™elettronica, รจ la mia passione e il mio lavoro, ne apprezzo i vantaggi, talvolta indispensabili, ma normalmente non la uso, uso la bussola da rilevamento per gli incroci, so giudicare a occhio la velocitร  della barca e del vento, bussola e orologio di bordo per sapere dove sono.

A volte mi perdo ed รจ una bella occasione quella di ritrovarmi.

Cordiali saluti, Giovanni Raddi


Giovanni Raddi รจ anche l’autore del libro “Naumachia. Il Presqueisle ed io.” La presentazione del libro รจ essa stessa un racconto che invita alla sua lettura…


ยซIl 17 e il 18 settembre 1989 lโ€™uragano Hugo, dopo aver colpito Guadalupa e Montserrat con i suoi venti a 230 km/h, spazzรฒ l’isola di San Croix. Due anni dopo il destino dello shooner Presqueisle, che giaceva abbandonato nella baia del Salt River si unisce a quello di un ingegnere fiorentino naufragato per altri cataclismi esistenziali. Lโ€™atmosfera generale di ricostruzione dellโ€™isola dopo lโ€™uragano diventa lโ€™ambientazione di due rinascite. Una grande mole di lavoro sulla barca e su se stesso, รจ lโ€™occasione di acquisire conoscenze nautiche e nuove emozioni. La barca รจ pronta, ha un capitano riconosciuto e celebrato nei bar di tutta lโ€™isola, prende il mare e inizia a girare fra le isole. Personaggi singolari entrano prepotentemente e se ne vanno senza salutare, come onde contro la prua. Belle donne, come le sirene dellโ€™Odissea, potrebbero mettere in pericolo la navigazione, ma alla fine contribuiscono a mettere in chiaro unโ€™altra storia dโ€™amore, quella importante, che fa sรฌ che il Presqueisle metta la prua verso Est e attraversi lโ€™Atlantico, cercando di dare un senso alla parola ritorno. Attraversare un oceano non รจ un semplice susseguirsi di punti nave, ma soprattutto di punti anima. Attraversiamo calme e tempeste, metereologiche ed emotive, tanto che se rischi la pelle quasi non te ne accorgi dopo aver rischiato lโ€™animaยป.

Giovanni (Gianni) Raddi, nasce a Firenze la notte fra il 21 e il 22 giugno del 1955, come unica cura per le conseguenze di una malattia sconosciuta i medici gli prescrivono il mare che entra cosรฌ a far parte integrante dei suoi giochi di bambino e della sua vita da adulto. Con la sua passione per lโ€™elettronica rimbalza tra lโ€™industria e la cantieristica dove conosce Niccolรฒ Puccinelli, proprietario del CN71 di Castiglione della Pescaia, con cui condividerร  trentโ€™anni di vita, progetti di barche, oceani in giro per il mondo, ma soprattutto la scoperta di cosโ€™รจ e dove porta la passione per il mare e la vela.
I Raddi navigavano sullโ€™Arno dal 1200 trasportando merci tra Pisa e Firenze, Giuseppe nel 1820 traversรฒ lโ€™Atlantico e risalรฌ il Rio delle Amazzoni censendo piante, specie di rettili e animali,
La sua prima traversata fu quella dellโ€™Arno, da Ugnano a Brozzi, allโ€™etร  di 2 anni sul manubrio della bicicletta di suo padre, imbarcati sul barchetto del Mirandoli attaccato a un anello che scorreva su un filo di ferro teso fra le due rive.