Non è facile essere un buon comandante di un’imbarcazione da diporto. Specialmente quando ci si allontana da costa, con a bordo un equipaggio di appassionati che non per forza abbiano le competenze e l’esperienza per essere completamente autonomi. Se poi lo skipper stesso non è un professionista, le insidie del comando possono aumentare.
Un buon comandante infatti non deve solo essere a suo agio nel condurre la barca, ci sono una moltitudine di aspetti, altrettanto importanti, che non sempre chi è abituato al piccolo cabotaggio è preparato ad affrontare. Si va dalla gestione della barca in condizioni impegnative, alla gestione dei turni di guardia, alla salute e benessere dell’equipaggio, all’essere in grado di gestire emergenze senza poter ricorrere ai soccorsi, all’essere completamente autosufficienti in tutti gli aspetti della vita di bordo, fino all’organizzazione e gestione della cambusa, dell’acqua (aspetto importantissimo), dell’energia ecc.
Non ultimo, lo skipper deve essere in grado di interpretare il meteo, anche qualora si faccia assistere e aiutare da un routier professionista, poiché è lo skipper ad essere a bordo e solo lui può, e deve, essere in grado di adattare la rotta ed il set up delle vele in accordo alle condizioni meteo reali (cosa che il routier ovviamente non può fare).
Insomma, essere comandante non richiede un impegno banale, ma con un po’ di preparazione, passione e dedizione un amatore potrà condurre la propria imbarcazione come un professionista.
Ma quali sono i compiti di un comandante? E quale deve essere il suo giusto atteggiamento?
Una volta mollati gli ormeggi il comandante deve gestire le decisioni ed i dubbi che ogni scelta comporta. Esempio classico: navigando di notte con mare un po’ formato, se decide di ridurre troppo la velatura potrà incorrere in una situazione in cui la barca sarà lenta e tenderà a rollare di più, rendendo il riposo più difficile; se invece riterrà opportuno tenere abbondate tela, avrà bisogno di manovrare ogni volta che uno squall porterà il consueto aumento di vento, mettendo così più sotto stress attrezzatura ed equipaggio.
Tenere la giusta condotta quindi non sempre è facile. Al comandante è richiesto un ruolo di leader,
le sue scelte devono essere dettate da una chiara consapevolezza, condivisa anche con l’equipaggio, in modo tale che tutti si sentano parte della squadra, ma dove gli ordini vengano impartiti da una sola persona.
Se il comandante non sa come reagire la situazione può diventare pesante, per tutti. Velocemente può instaurarsi un circolo vizioso in cui le scelte vengono procrastinate, contestate o effettuate per partito preso, l’orgoglio e il machismo prevalgono sulla condivisione e responsabilizzazione, ben presto questo può rendere la traversata poco piacevole e, alla lunga, anche poco sicura.
Per evitare che ciò accada bisogna preparare bene la barca, il comandante e l’equipaggio. Una logistica impeccabile a bordo fa risparmiare molte energie, specie quando lo stato del mare rende difficile anche la più semplice delle operazioni sottocoperta, un passage planning ben fatto fa risparmiare energie mentali al comandante, procedure condivise e testate evitano che ogni manovra possa essere fonte di tensioni e malumori.
La traversata inizia molto prima di mollare gli ormeggi, ognuno deve comprendere quello che andrà a fare, sapere come gestire le proprie insicurezze e sopratutto capire le dinamiche di bordo. E’ buona norma che il comandante metta in chiaro come intende gestire la barca e l’equipaggio, le turnazioni e le corvée, chiedendo a ciascuno di fare squadra e, per evitare dubbi o aspetti poco chiari, è opportuno che organizzi briefing regolari per far si che ogni persona si trovi a suo agio. Come si suol dire: patti chiari amicizia lunga!
Lo skipper deve sempre tenere a mente che il suo equipaggio si affida completamente alle sue doti di marinaio e ciò comporta una grande responsabilità; di contro l’equipaggio deve tenere a mente che il comandante è il responsabile e deve rispettare le sue scelte.
Il buon comandante cercherà di rendere tutti partecipi, cercherà di sfruttare al meglio le competenze specifiche del suo equipaggio, ma l’equipaggio deve capire che ci sono momenti in cui si deve reagire celermente, momenti e situazioni di emergenza in cui il comandante ordina e l’equipaggio esegue.
Se è importante che le decisioni finali siano prese dal comandante, un buon comandante sa altresì che tra i suoi doveri vi è il dedicare tempo ed energie a tenere le persone informate su ciò che riguarda la navigazione. Personalmente cerco sempre di tenere aggiornato l’equipaggio su quello che succede a bordo, sulle scelte meteo e tattiche, sui problemi che possono emergere e come intendo risolverli e, se c’è qualcosa di particolare da tenere sotto controllo, cerco di coinvolgere tutti facendomi aiutare. Sono solito individuare un momento della giornata in cui possa raccogliere intorno a me tutto l’equipaggio per fare il punto della situazione, dare le consegne, comunicare le decisioni prese e le motivazioni che mi hanno portato a prenderle, condividere pensieri, dubbi, confrontarmi e, a mia volta, ascoltare le opinioni o le difficoltà dei compagni di viaggio. Il pranzo è un buon momento di dialogo che crea e dona beneficio alle persone e al clima di bordo; ho eletto questo momento come il centro della giornata, quella mezz’ora in cui tutti ci ritroviamo in pozzetto, nonostante le turnazioni, per incontraci e parlare.
Condividere e motivare le proprie scelte e strategie riduce il rischio di fraintendimenti e rende più consapevole l’equipaggio che darà sempre più credito e fiducia al comandante.
Al contrario, se il leader è indeciso o non ha bene chiara la situazione ed il ruolo che riveste, può chiudersi in un autoritarismo alla vecchia maniera, trasformandosi in comandante assoluto e assolutista. Questo genererà comprensibilmente malumori a bordo che alla lunga porteranno ad errori (per esempio in manovra) e situazioni poco allegre. Ci vuole poco per trasformare il viaggio tanto agognato in un percorso spinoso, dove qualsiasi azione può essere mal interpretata e dove si ha paura a muoversi per non suscitare incomprensioni. Senza esagerare, per convivere a bordo durante una lunga traversata ci vuole autocontrollo, tanta intelligenza, spirito collaborativo e intesa da parte di tutto l’equipaggio.
Il ruolo fondamentale del comandante nell’organizzazione e pianificazione del viaggio.
Chiarito e compreso il proprio ruolo a bordo e quello dell’equipaggio, il comandante deve passare alla fase operativa della preparazione del viaggio.
Ritengo che un punto molto importante per la buona riuscita di una traversata sia la corretta programmazione dei turni e la “formazione” delle persone a bordo. E’ buona norma che i watch leader (capoguardia) eseguano il passaggio di consegna a chi verrà dopo di loro: situazione meteo delle ultime ore, se e perché si è effettuato un cambio di vele, presenza di navi in rotta di collisione, rotta migliore da tenere in base alle scelte tattiche stabilite dal comandante. Sempre il capoguardia sarà anche responsabile di effettuare i check alla sala macchina, al rig, alle sentine, alle batterie, con la cadenza stabilità dal comandante; controlli che poi dovrà annotare sul logbook, segnalando cosa è stato fatto, quando e se sono state riscontrate anomalie. Questo modus operandi consente a chi sarà di guardia nel turno seguente ad avere uno “storico” che lo aiuti nel portare avanti la condotta in modo consapevole e responsabile. Annotare sul logbook le informazioni e le operazioni effettuate ci può aiutare ad evidenziare possibili anomalie e anticipare la risoluzione dei problemi. Per esempio: se durante il ripetuto e regolare controllo alle sentine emerge che a ogni fine guardia sono stati sgottati 4 litri di acqua, il comandante avrà gli elementi per rendersi conto che evidentemente c’è un problema, tutti ne saranno al corrente ed il comandante potrà intervenire tempestivamente.
Insomma, il grosso lavoro per il comandante è quello di saper creare e mantenere un equilibrio a bordo in cui il suo atteggiamento sappia essere un riferimento autorevole, ma allo stesso tempo coinvolgente e motivante per l’equipaggio. Forse la cosa più difficile, fondamentale per chi riveste questo ruolo, è saper demandare alcuni compiti, ma riuscire a farlo, oltre a rendere la vita più piacevole allo skipper stesso, fa si che i membri dell’equipaggio si sentano parte attiva del viaggio e non semplici passeggeri. Saper condividere non solo le corvè routinarie, ma anche le decisioni, dà soddisfazione a tutti e rende la crew più pro attiva. Se a bordo qualcuno possiede conoscenze di meteorologia conviene che le sfrutti mettendosi a disposizione per il routage, chi ha esperienza di meccanica e sistemi può rendersi utile nelle manutenzioni, chi sa cucinare può gestire la cambusa.


Affermando ciò non voglio far preoccupare nessuno, posso testimoniare che comunque vada, anche con poca esperienza, la barca dall’altra parte dell’oceano si può portare, ma farlo con la consapevolezza e la serenità che deriva dal rispetto dei ruoli e dalla capacità di uno skipper di esser un buon comandante ha tutto un altro sapore e …un altro significato!
Andrea Giorgetti
(Immagine di copertina: sconosciuto, Ulixes mosaic in the Bardo National Museum, mosaico pavimentale romano, II sec. d.C, 3,7m x 1,3 m, Tunisi, Bardo National Museum).
