Non erano neanche passati cinque minuti, quando il comandante mi richiamรฒ sul ponte.
Corsi a poppa a controllare le cime d’ormeggio, le avevamo prese a secchiate fino a poco prima per mantenerle umide altrimenti, inaridite dal sole e dal sale, si sarebbero spezzate.
Cosรฌ era successo alla barca ormeggiata sulla nostra stessa banchina un pรฒ piรน a nord: l’ancora aveva cominciato ad arare, una cima si era spezzata, la forza di un frangente aveva sbattuto la poppa in banchina, sbriciolandola contro il cemento armato; era poco prima della mezzanotte, dopo quattro ore la barca era colata a picco sul fondale del porto e noi, come altri, ora avevamo lo stesso problema. L’ancora arava, il Meltemi soffiava a piรน di cinquanta nodi, quasi non si stava in piedi e con difficoltร si riuscivano a tenere gli occhi aperti.
Il comandante decise di salpare, avremmo passato in mare il tempo necessario fino alla scaduta del vento. Ancorare nuovamente era troppo rischioso, il mare era una nuvola bianca e le onde superavano i quattro metri.
Lo guardai negli occhi e percepรฌ la sua preoccupazione, ma non dissi niente, e neanche lui, perchรฉ vide la mia.
In certe situazioni quasi non si parla, ogni parola in piรน puรฒ essere fraintesa, anche solo dal tono di voce. Esistono solo gli ordini, il resto lo si sente, lo si intende da unโocchiata, un linguaggio silenzioso ha il mare: l’empatia.
C’รจ una tale concentrazione che sembra superare i limiti umani.
Si osserva, si annusa l’aria per capire l’evolversi del tempo.
Si instaura un rapporto di conoscenza reciproca, la quale, una metร รจ data dal carattere di una persona, l’altra metร l’ha giร scritta il mare.
Mi diede l’ordine di mollare gli ormeggi a poppa, filai la cima sottovento lasciandola cadere in acqua, l’avrei recuperata appena iniziata la manovra.
Ora tutta la spinta del vento gravava sulla sola gomena sopravvento, avevo paura che si spezzasse, ma non c’era alternativa, doveva fungere da perno per mantenere la poppa dritta in manovra. Il comandante mi fece cenno di mollare, sentรฌ i motori salire di giri, e cominciai a filare fino a quando non ci liberammo dalla banchina, recuperai la cima in acqua e mi avviai verso prua. Passando sul fianco della tuga sentรฌ il cuoco imprecare per le stoviglie che cominciavano a cadere, ognuno ha il suo proprio rito per scaricare la tensione.
A prua l’altro marinaio stava manovrando il verricello dell’ancora, era da ore che ammortizzava le onde filando e recuperando catena, ma adesso la nave procedeva sul calumo dell’ancora mentre veniva issata.
Nemmeno cinquanta metri, la nave cominciรฒ a beccheggiare e la prima grossa onda in uscita dal
porto ci ricoprรฌ dalla testa ai piedi. Se prima avevo freddo, adesso congelavo. Non si vedeva niente, il comandante teneva spente le luci di via in testa d’albero, perchรฉ con il buio รจ piรน facile intravedere la bianca cresta dell’onda, e manovrare in modo da prendere l’onda al mascone. Finito di assicurare l’ancora sul ponte ci incamminammo verso poppa, passando sul lato sopravvento per non finire in mare, raggiungemmo il comandante al timone, anche lui giร bagnato fradicio, poichรฉ le onde passavano sulla nave da prua a poppa, costringendoci ad abbassare la testa quando l’acqua ci raggiungeva.
L’altro marinaio fu il primo a congedarsi per indossare la cerata, poi anche io scesi in cabina per
asciugarmi e coprirmi: chissร quanto sarebbe durata quella notte! Dopo unโora eravamo a solo due miglia fuori dal porto, fermi sulle stesse coordinate, solo cercando di mantenere la nave prua al vento.
Era una goletta degli anni cinquanta, in legno, armata a ketch, che scricchiolava ad ogni onda. Ci dividemmo in turni di unโora al timone. Non era facile tenere quella nave dritta senza che il vento facesse abbattere la prua; manovrare non era semplice, una virata del timone erano trentasei giri di ruota. Almeno avevamo un buon modo per scaldarci!
Il primo turno dopo il comandante toccava a me, ero giร stanco e tremavo per il freddo e il
comandante al mio fianco controllava le manovre. Nel buio si vedeva l’onda rompersi, davo motore e manovravo per salire sulla cresta, per poi scendere di giri motore quando l’onda si trovava a mezza nave; una volta superata, la barca scendeva a picco sulla parete dell’onda, alzando una grande quantitร d’acqua che ci ricopriva ogni volta.
Mi sembrava giร passata unโeternitร per le braccia stanche che avevo.
Concentrato sulla prua non mi accorsi di essere rimasto solo, fino a quando il comandante non ritornรฒ al mio fianco con in mano una bottiglia di whisky: la stappรฒ, ne mandรฒ giรน qualche sorso, poi mi allungรฒ la bottiglia, nell’intervallo tra unโonda e unโaltra riuscรฌ ad agguantarla e a mandarne giรน una buona quantitร , tanto da sentirmi bruciare la gola.
Sentรฌ che mi faceva bene, unโaltra onda e ne mandai giรน ancora un po’. Il comandante riprendendo la bottiglia accennรฒ un sorriso sull’angolo della bocca, le ultime parole che ci eravamo scambiati risalivano a molte ore prima.
Era un matto, come d’altronde tutti quelli che vanno per mare. Era arrivato sull’isola una ventina di anni prima, aveva una moglie ed un figlio sulla terraferma, ma lui non riusciva a stare a terra piรน di un giorno o due. Il mare era la sua casa, sulla terra trovava tutto o quasi unโassurditร , si sentiva libero in mare. Senza confini, senza dover percorrere strade tracciate da una civiltร cosรฌ contraria all’istinto umano.
Il mare accoglie coloro che sulla terra si sentono a disagio, sono irrequieti, chissร perchรฉ.
Tra un continente ed un altro, tra una cultura ed unโaltra in mezzo c’รจ l’acqua salata, per tanti รจ un limite, un confine, ma per chi naviga รจ un legame che accomuna le culture. Il contrario di una societร che divide, divide tutto, o รจ bianco o รจ nero, o รจ bello o รจ brutto, tutto viene nomenclato togliendo spazio all’immaginazione, confinando il linguaggio e atrofizzando il pensiero.
Avevo mal di testa, ma non era per il whisky, ma dalla fronte crucciata per il vento, qui ho imparato il perchรฉ si usa dire โsciroccatoโ. L’altro marinaio prese posizione accanto a me, capii dal suo viso che non aveva chiuso occhio, e quando vide la bottiglia di whisky incastrata in una cima addugliata sembrava quasi volesse dire: ยซah! Io giรน a sballottare e voi qui a far festa!ยป.
Avremmo voluto tutti stare a guardare come frangevano le onde, ed ascoltare il rumore della nave, perchรฉ in fondo, passata la paura, cโera ammirazione per quell’elemento, il mare. Ma non si poteva, dovevamo riposarci, eravamo solo in tre a poter timonare quella nave e non sapevamo quanto sarebbe durata quell’altalena.
Scesi in cabina, provai a scaldarmi asciugandomi appoggiato tra il pagliolato e la paratia interna, misi dei vestiti quasi asciutti e mi sdraiai in cuccetta; avevo imparato a dormire incastrando l’alluce nella maniglia della porta, perchรฉ ogni volta che la nave saliva sull’onda la porta si apriva. Ma non dormรฌ. Nella testa vedevo solo quelle onde, meraviglia della natura. Il mare รจ un entitร .
Dopo trentasei ore il sole era a picco sulla nostra pelle salata, rientrammo in porto. Ci sembrava di aver preso parte allโintimitร del mare, al suo caos, alla sua metamorfosi, avevamo vissuto con lui quel suo momento e adesso si stava calmando, stava tornando ad essere il mare per tutti; noi potevamo andare a dormire, dormire e ricominciare a parlare, tornare ad essere quasi normali. Quasi perchรฉ normali non si torna, poi ti manca qualcosa, non torni piรน lo stesso, hai assorbito qualcosa. Platone diceva che esistono tre tipi di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare.
E mentre adesso giro ogni pagina del mio libro bagnato per esporla al sole ad asciugare, riguardando l’acqua blu, mi chiedo ancora come ho fatto a non vomitare.
Lorenzo Brinati
Lorenzo Brinati
ยซTrovo l’arte in natura e, recentemente, alla domanda se esistesse lโarte senza lโuomo, ho risposto certo! Ed ho mostrato una conchiglia e lโosso di un totano: si รจ aperto un bel dibattito!ยป
Lorenzo รจ un artista cresciuto nel quartiere popolare di San Frediano, nellโOltrarno fiorentino. Fin da giovane frequenta le ultime botteghe di artigiani e maestri, eredi di una tradizione โneo-platonicaโ che affonda le radici nella scuola del Giardino di San Marco, la prima accademia dโarte fondata da Lorenzo deโ Medici nel Quattrocento, dove i giovani venivano educati alle arti, al pensiero e alla filosofia.

Dopo un lungo apprendistato accanto a intagliatori, architetti, restauratori e storici dellโarte, a ventisei anni si imbarca come marinaio su una goletta di legno nellโEgeo, realizzando anche lavori di intaglio a bordo. ร unโesperienza che rafforza la sua passione per il mare, trasmessa dal padre, da cui eredita in giovane etร una Alpa F Junior, che restaura da solo e vara sulla costa toscana. Lโinteresse per la fisica dellโacqua e le leggi naturali, approfondito fin dagli anni di formazione, lo porta a lavorare anche come pescivendolo, dove โ come racconta โ ยซstudiando lโanatomia dei pesci ho capito lโidrodinamicaยป. Il suo percorso artistico e umano si sviluppa tra lโEuropa e gli Stati Uniti. A Miami, nel 2012, espone le sue prime sculture durante Art Basel. In Spagna collabora con il Circolo Artistico di San Lluc, dove studia anatomia umana e lavora con una scultrice giapponese, avvicinandosi al pensiero orientale. In Inghilterra ricopre il ruolo di manager per una rock band, curando tournรฉe in Italia e in Europa. Nel 2017 rientra in Italia e si stabilisce tra Firenze e Siena, dove attualmente vive e lavora. I suoi progetti spaziano dalla pittura informale su grande formato โ in cui utilizza tecniche rinascimentali, esplorando la percezione visiva e sensoriale del colore โ alla scultura in pietra, con cui dร forma a volti primordiali ispirati al ritmo e al suono, in dialogo con lโarchitettura rinascimentale e la musica.
Il mare continua a essere una fonte centrale di ispirazione: i suoi colori, i cicli, le rocce, le leggi fisiche che lo governano emergono con forza nella sua opera scultorea.
