…molti sognano, pochi provano a realizzare i propri sogni…. soprattutto quando non sono più dei ragazzini…sei ancora giovane, ma abbastanza vecchio da rientrare tra quelli che accantonano i sogni, non l’hai fatto, e le sensazioni che hai provato e che provi adesso sono il meritato premio , congratulazioni sentitissime!!

(Messaggio inviato da Alessio Cannoni a Riccardo Tosetto, al suo arrivo a La Coruña)

Riccardo taglia la linea d’arrivo a La Coruña il 30 marzo 2024, dopo 153 giorni in mare. E’ il sesto italiano ad aver compiuto il giro del mondo in solitario senza scalo.

Per descrivere la grande avventura di Riccardo Tosetto alla Global Solo Challenge voglio partire proprio dal movente principale, la realizzazione di un sogno. Navigare a vela intorno al mondo, passando dai tre capi mitici, Buona Speranza, Leeuwin, Horn in solitario e senza scalo è una sfida che solo pochi temerari hanno avuto l’ardire di provare, e che in meno di 200 nella storia sono riusciti a portare a termine. Riccardo è il sesto italiano a riuscirci. Ma cosa spinge a mettersi alla prova in una sfida che è molto provante sia dal punto di vista fisico che psicologico e che risulta rischiosa dal punto di vista economico?Amore per il mare? La sfida? La voglia di emulare i grandi navigatori?

Pur conoscendo da molti anni Riccardo e averlo seguito fin dai primi momenti di avvicinamento a questa incredibile avventura, non ho una risposta e forse neanche Riccardo sa di preciso perché, ma di sicuro quello che ha fatto è il coronamento di un sogno inseguito per tanti anni e che, grazie a Marco Nannini e alla sua idea della Global Solo Challenge, ha potuto realizzare.


Perchè un navigatore ha bisogno di un’evento per poter navigare intorno al mondo? Non basta avere una barca, un po’ di tempo e tanta buona volontà? In teoria si, ma nella realtà non è facile trovare i soldi e il tempo che un progetto del genere richiede. Partecipare a una regata ha molti vantaggi, fissa una deadline, c’è un regolamento da rispettare che aiuta nella preparazione della barca, ma soprattutto dà la possibilità di presentarsi davanti a potenziali sponsor e fargli capire che il proprio progetto può dare visibilità al brand.

Nannini, grande conoscitore della vela oceanica, ha capito che c’era un vuoto da colmare per poter riportare anche i non professionisti a sfidarsi in oceano. Negli ultimi decenni la vela offshore è diventata sempre più competitiva, specialistica, costosa e quindi alla fine elitaria. Per dare un’ordine di grandezza, il bilancio di una campagna di Vendèe Globe “low budget” arriva facilmente a due milioni di euro, anche acquistando una barca di terza generazione, riutilizzando qualche vela e scendendo a tanti compromessi per abbattere i costi. I team che lottano per vincere devono trovare investimenti per svariati milioni di euro.
I velisti che sognano di partecipare alla Vendée per arrivare a disporre di queste cifre hanno chiaramente bisogno di sponsor che credano in loro. Davanti ad una azienda, per avere la credibilità di poter gestire una campagna così complessa come quella degli IMOCA, uno skipper deve avere alle spalle un curriculum e un palmares di tutto rispetto, ed anche di un’agenzia che ne curi l’immagine e faccia capire alle aziende che il logo sulla vela si trasforma in reale visibilità. Ne consegue che prima di presentarsi alla Vendée Globe c’è una gavetta da fare, che quasi sempre inizia con i Mini 6,50 per poi passare ai Class 40. Solo per alcuni alla fine di questo percorso si aprono le porte di questo “gotha” della vela oceanica.

La strada, oltre che lunga e chiaramente difficile, inizia subito in salita: la classe mini che era nata proprio con l’intento di dare la possibilità ai giovani velisti di affacciarsi nel mondo delle regate oceaniche in solitario a costi ragionevoli, negli anni ha visto crescere il livello di preparazione delle barche e dei velisti, ma di conseguenza anche dei costi. Per cui fin dal principio della carriera gli atleti devono trovare il modo di essere appetibili per gli sponsor, o trovare un patreon che creda in loro e gli dia la possibilità di investire tempo ed energie nel dimostrare di avere i numeri per poter accedere ai Class 40, barche più grandi e quindi più costose. Ben presto l’atleta si trova ad avere bisogno di essere supportato da uno shore team, che lo aiuti a gestire la logistica, la comunicazione, la preparazione della barca ecc, di modo che l’atleta possa rimanere concentrato su quello che deve fare in mare: far correre la barca e ottenere buoni risultati.

Detto tutto ciò diventa più facile capire perché ho esordito dicendo che Riccardo Tosetto ha potuto coronare il suo sogno grazie alla Global Solo Challenge. Riccardo non è un regatante professionista, non aveva alle spalle un mecenate interessato a finanziare un giro del mondo in solitario. Senza un evento come la GSC non avrebbe potuto trovare sponsor interessati a un giro del mondo che non avesse visibilità mediatica. Proprio per questo la Global Solo Challenge è un “game changer”.
Riccardo si è comprato un Class 40 coi suoi risparmi, lo ha trasferito da Saint Malo a Trieste, ha iniziato a preparalo per il giro del mondo e nel frattempo, grazie a Enrico Candeloro e la sua WorldAppeal, ha iniziato a cercare sponsorizzazioni che gli permettessero di trovare i soldi per portare a termine il refit della barca.

Sono stati 2 anni massacranti, sia dal punto di vista fisico che psicologico, ogni energia era assorbita da questo progetto. Trovare sponsor, lavorare su Obportus, preparare la barca da charter per fare la stagione estiva, trasferire Obportus a La Coruña dove l’ha dovuta “abbandonare” tutta l’estate per fare la stagione lavorativa in Grecia, invernare la barca da charter, tornare a La Coruña per portare a termine i preparativi per il giro del mondo e….finalmente salpare!
E salpare è proprio il primo grande traguardo! Ci vuole determinazione, una chiara visione di quello che c’è bisogno di fare e quello che si può fare con il tempo e i mezzi a disposizione, scendendo a mille compromessi, perché il tempo è poco e il budget limitato.

Per questo mi sento di affermare, senza tema di smentita, che Riccardo Tosetto ha dimostrato di essere un grande marinaio. Gestire la complessità della preparazione di un giro del mondo e portarlo a compimento in solitario, senza l’aiuto di uno shore team di professionisti, richiede conoscenze a tutto tondo e doti di preparazione e gestione che solo un vero marinaio possiede. Immaginate cosa voglia dire prendere delle scelte importanti, sul refit della barca, sulle vele, sull’attrezzatura, senza aver avuto modo di navigare in tutte le condizioni. Immaginate cosa vuol dire salpare da La Coruña con una perturbazione e 40-50 nodi sul naso, senza aver avuto modo di testare, come uno vorrebbe, quanto modificato e implementato. Ogni scelta diventa un salto nel vuoto, se sbagli ti porti dietro l’errore per le 27000 miglia senza scalo che ti aspettano, senza possibilità di appello.
E’ vero, rispetto ai vecchi tempi Riccardo aveva a bordo Starlink, che gli ha permesso di ricevere qualche aiuto dall’esterno, io l’ho coadiuvato con la gestione della meteorologia, ma il resto lo ha fatto lui e lo avrebbe sicuramente saputo fare anche senza aiuto esterno.


Non voglio assolutamente dire che quello che ha fatto Riccardo è più difficile, che vale di più o di meno di quello che fanno i professionisti sui loro IMOCA. Voglio solo sottolineare che la bellezza della sua impresa sta nell’essere low budget e che portarla a termine vuol dire possedere tanta tenacia, esperienza e conoscenza. Insomma, essere un vero marinaio.

Riccardo e Obportus immortalati dal guardiano del faro di Cape Horn al loro passaggio del capo.

Il mare è grande, l’oceano di più ed è bello che ci sia posto per tutti i sognatori che con tenacità e competenza provano a trasformare i loro sogni in realtà.

Riccardo riceve il guidone della International Association of Cape Horners, entrando così di diritto tra le 195 persone nel modo e nella storia che hanno doppiato Cape Horn in un giro del mondo senza scalo.

(L’articolo è stato pubblicato sulla rivista on-line Bolina2)