di Alberto Casti, direttore della rivista Bolina e del portale d’informazione nautica Bolina 2.

Un celebre navigatore italiano mi ha raccontato di recente che dopo aver stabilito un record in oceano Pacifico è stato contattato da una autorevole rivista inglese: la sua impresa meritava la copertina del numero in uscita. “Evviva”, ha pensato lui, finché non gli è stato proposto di onorare una parcella di 3.000 euro!
Sembra assurdo, eppure è così. E se ciò accade dove ci sono il grande nome e il successo sportivo, è facile immaginare cosa succeda laddove la notizia, come spesso accade, neanche c’è e viene costruita a tavolino per presentare al pubblico l’ennesimo “consiglio per gli acquisti”.
È così che va il mondo purtroppo e non solo nel settore nautico. I giornalisti si sono trasformati da “cani da guardia del potere” a parolai piegati alle logiche del marketing.
Ora, lungi da noi fare i bacchettoni e i paladini dell’informazione: in ambito nautico la posta in gioco non è alta come in politica o in economia, dove una sola notizia potrebbe (il condizionale è d’obbligo) generare dissenso, far crollare un titolo in borsa o addirittura decidere le sorti di un governo.

Nel nostro ambiente il clima è certamente più disteso, ma bisognerebbe comunque sforzarsi di restare al di sopra delle logiche di mercato, ovvero fare, per quanto la materia lo consenta, del giornalismo serio. Basterebbe non limitarsi a pubblicare integralmente e acriticamente quanto diffuso dagli uffici stampa, non allinearsi a priori con associazioni di categoria o federazioni sportive, ma leggere, interpretare e trascrivere i fatti per il lettore. In altre parole contestualizzarli storicamente, verificarne la fonte,    approfondire ed eventualmente sentirsi anche in diritto di contestare alcune posizioni.
Se l’informazione si appiattisce verso il basso è il nostro patrimonio culturale a farne le spese: ci si concentra sul superfluo e si perde di vista la sostanza, col risultato che anche la memoria finirà prima o poi con l’annebbiarsi. E ciò nel diporto nautico va a scapito non solo del sapere e delle tradizioni storiche, ma anche della sicurezza, ovvero dell’effettiva consapevolezza di chi prende il largo misurandosi con gli elementi e le incognite che il navigare presenta.   

Che piaccia o meno e con tutti i suoi limiti, la stampa è l’unico strumento dopo la scuola, capace di diffondere e promuovere cultura. Ciò attraverso testate giornalistiche tradizionali, radio, tv, web, newsletter, social media, etc. Un mondo senza i tanto denigrati comunicatori di professione sarebbe senza storia, quindi senza prospettive di progresso, perché è solo chi registra e indaga i fatti che eleva gli eventi a momento storicamente rilevante.

Il mio idealistico romanticismo si scontra però con una realtà oggettiva fatta di professionisti sottopagati, dilettanti allo sbaraglio ed editori che dettano regole condizionati dalle pressioni dei poteri forti. Alla base di tale rapporto di sudditanza, gli stanziamenti di capitale concessi dai privati in cambio di adeguata visibilità (e sostegno). Così se da una parte il giornalismo ha mantenuto se non addirittura ampliato la sua portata mediatica, dall’altra si è ridotto a diffondere contenuti mediocri col doppio effetto di gettare discredito sulla professione e di rinunciare a quello che dovrebbe essere il suo unico obiettivo: raccontare i fatti, come si diceva.

Ma un modo per veicolare informazioni valide esiste e deve esistere ancora, cominciando con l’individuare le professionalità che si fanno portatori di determinati contenuti. Un conto è imparare come si effettua un’abbattuta da uno Youtuber, un altro è affidarsi a un istruttore di vela in carne ed ossa. E anche qui la sostanza cambia se a insegnare è un ragazzo alla sua prima esperienza in una scuola di vela, o uno skipper che ha macinato migliaia di miglia. Insomma, quel che non deve mancare è la bussola che dal mio punto di vista dovrebbe essere rappresentata in primo luogo proprio dalla stampa specializzata che dovrebbe essere un po’ l’interlocutore e un po’ il portavoce del grande pubblico. Naturalmente per fare ciò occorre un approccio disinteressato.

A Bolina nel corso degli anni ci è stato dato dei “talebani”, degli “oltranzisti”, degli “estremisti”, della “rivista per poveracci”, solo perché ci siamo sempre rifiutati di pubblicare redazionali a pagamento. E non abbiamo mai capito la dinamica in base alla quale gli uffici di marketing volessero far dire a noi quel che dicevano loro, obbligandoci a svilire il nostro ruolo di comunicatori e, peggio ancora, a far perdere progressivamente autorevolezza alla nostra testata. Perché è questo che accade a una rivista che pubblica prevalentemente marchette: diventa un catalogo; bello, patinato, pieno di foto a tutta pagina, ma fondamentalmente privo di contenuti. Esistono appositi spazi pubblicitari, direte voi, non bastano? No. Ancora oggi riceviamo richieste di preventivi per pubblicare articoli a pagamento, proposte che automaticamente rifiutiamo.

E questo rigore ci è costato molto in termini di supporto economico al punto che, pure essendo la rivista di settore con maggiore venduto in Italia, a dicembre del 2022 abbiamo dovuto rinunciare alla pubblicazione della edizione cartacea, in favore di più promettenti piattaforme di comunicazione online che fanno capo al portale Bolina.it.
E non è per un nostro mero tornaconto che noi nel nostro piccolo, come molte altre realtà in Italia, continuiamo a impegnarci per esserci. E lo stesso vale per chi fa scuola di vela, formazione, promozione sportiva e sociale, per i musei marittimi, per le associazioni culturali, per chi scrive libri e per i loro editori. Nessuno si è mai arricchito con queste attività, eppure resiste perché è consapevole dei valori di cui si fa portavoce.

Per questo nonostante le difficoltà, noi come altri professionisti, tiriamo dritto con Bolina 2 che sarà la nostra “biblioteca di Alessandria”, il nostro archivio di contenuti digitalizzati che crescerà sempre più e resterà, ci auguriamo, il più lungo tempo possibile, a disposizione di chi va per mare.
Comunque sia, l’importante è imparare a essere critici, a distinguere l’autentico dal bluff e chiamare maestro chi davvero merita tale titolo.   
Buon vento!

Alberto Casti:  Nato a Milano nel 1971, ma trapiantato a Roma dove ha conseguito la laurea in Filosofia del Linguaggio per perfezionarsi poi in Scienze della Comunicazione, è giornalista dal 1997, professionista dal 2001 e dal 2005 direttore del mensile di nautica Bolina. Nel 2020 ha fondato la casa editrice Casti Editore e nel 2022 ha traghettato la storica testata di vela verso il digitale incrementando l’informazione sul web, sviluppando newsletter tematiche e creando Bolina 2, portale di approfondimento riservato agli abbonati arricchito quotidianamente di articoli nuovi e d’archivio. Oltre alla vela, alla scrittura e all’editoria, coltiva interessi per l’ecologia, la musica rock, l’illustrazione grafica, le discipline orientali e la crescita personale.