Part I. L’inizio del viaggio: Jakobstaad –

“Per me il viaggio è avventurarsi, scoprire nuove cose, sognare e fare ricordo di quello che hai vissuto.”

(Clara Giorgetti, 9 anni, rispondendo alla domanda “Cosa è per te il viaggio?”)

SCARLINO, 42°54.2’ N 10°51.3’E, ottobre 2023

(suono del telefono che squilla)
«Pronto! Ciao Andrea!»
«Ciao Gio, come stai? Hai un momento per parlare?»
«Certo dimmi tutto.»
«Te la sentiresti di fare una delivery di uno Swan 58 da Jakobstaad (Finlandia) al Mediterraneo?»
«…mah sarebbe molto bello, ma non so se ne sono all’altezza…»
«Tu non ti preoccupare, dimmi solo se ti può interessare.»
«Bè sarebbe un’esperienza meravigliosa!»
«Allora ti metto in contatto con l’armatore e poi definiamo i dettagli, ti avviso che ci sarebbe la possibilità anche di andare fino alle isole Lofoten prima di scendere verso casa. Si tratta di stare in giro 4/5 mesi.»
«Lofoten?! Wow! Dai mettimi in contatto per favore che vedo di fare un pochino più di chiarezza! Grazie Andre!»

Cos’è il viaggio?
Di solito il viaggio viene inteso come un’esperienza puramente vacanziera, dove ci si rilassa e si passa del tempo piacevole in compagnia, esplorando e vivendo esperienze che poi ci fanno scendere la lacrimuccia nelle lunghe giornate invernali seduti di fronte al pc in ufficio.
Per noi invece è lavoro! Avere finalmente la possibilità di visitare posti al limite dell’immaginazione e accrescere il proprio bagaglio personale, ovviamente anche divertendoci!

Beh io, come molti della mia “specie”, non amo stare più di tanto davanti ad un computer (ora per forza altrimenti sarebbe impossibile raccontarvi questa storia) e quindi ho deciso dopo anni di vita sedentaria di cercare qualcosa di più stimolante e che mi desse la possibilità di mettermi veramente alla prova. 

Skipper? First mate? Marinaio? Nessuna di queste ‘definizioni di ruolo’ mi si addicono (lo so alcuni di voi staranno facendo una brutta faccia – chiedo perdono in anticipo) , mi ritengo più un tuttofare, amante della compagnia e delle esperienze, fino a qualche tempo fa, impensabili.

E quindi in un battibaleno prendo e parto con destinazione Lugano, per conoscere Armatore e famiglia: mi spiegano che vorrebbero passare un paio di settimane a visitare le isole Lofoten…come potevo dire di no?!

Eh si perché in questo caso si parla proprio di un viaggio: recuperare la barca al cantiere Nautor (Finlandia), scendere lungo la Svezia, costeggiare la Danimarca, tutta la Norvegia e su a nord, fino alle isole Lofoten per poi scendere passando a est delle Isole Shetland, canale di Caledonia, dritti in mezzo a Irlanda e Inghilterra, e giù sparati nel golfo di Biscaglia fino a raggiungere Gibilterra con destinazione (momentanea) Barcellona.

Tra un bordo e l’altro all’incirca 5000 mn… come prima esperienza per mare mica male!

(Vedo ancora la faccia della mia ragazza quando le ho detto che sarei stato via per lavoro 5 mesi, se le avessi detto che ero incinto probabilmente l’avrebbe presa meglio).

JAKOBSTAAD, 63°40.3’ N 22°42.1 E, 1 GIUGNO 2024

E quindi ci siamo, dopo un volo per Helsinki e un comodissimo treno arrivo finalmente a Kokkola dove Andrea (quello della chiamata iniziale e mio datore di lavoro), viene a recuperarmi in macchina (ora vi dirò che in questo viaggio ci sono stati diversi Andrea per cui cercherò di non creare troppa confusione a voi lettori, non vi dico che fatica quando ne chiamavo uno e si giravano in 3 – quando ti dicono che in barca è importante la comunicazione…)

Dopo la curiosità iniziale di un paese che non avevo mai visitato, iniziamo subito a definire lo strettissimo programma per preparare la barca per il lungo viaggio.

Ovviamente non ve lo sto neanche a dire che, per uno come me, abituato a tutt’altro, le difficoltà iniziali sono state immense e in alcuni momenti anche avvilenti.

Si perché il viaggio non sempre è piacevole, non sempre tutto fila liscio: quanti si sono visti cancellare un volo ancora prima di partire per le vacanze? Bè vi posso garantire che i primi giorni sono stati veramente complessi!

«Allora Giò, tu rimarrai a bordo tutto questo tempo ed è bene che tu conosca a fondo la barca, per cui cominciamo dagli impianti di bordo’…»

«Sono tanto complicati? Dici che riesco?»

«No, non sono così complicati, però è bene che tu sappia come funziona tutto. Nel caso si rompa qualcosa devi saper risolvere il problema!» […piccola pausa e sudore freddo dalla mia fronte…]

Non ho hai fatto il tecnico e non sono un ingegnere, quindi sotto a cercare di immagazzinare più informazioni possibili…spagliola di qua, apri di la, segui questo tubo, guarda dove passa!

Fortunatamente Andrea si è preoccupato di preparami durante i mesi invernali…altrimenti sarebbe stata un’impresa impossibile e ovviamente non sicura ai fini lavorativi del viaggio.

E non era finita lì: sistema, carica la barca, pulisci, fai cambusa, ecc ecc…probabilmente se avessimo avuto più tempo per preparare la barca saremmo ancora li a sistemare cose.

Ma la partenza è vicina e quindi dopo 5 gg dal mio arrivo, in una “bellissima” giornata di pioggia, finalmente molliamo gli ormeggi, con mille dubbi da parte mia e l’ansia che ancora adesso mi pervade quando ripenso a quei primi momenti.

JAKOBSTAAD, 6 GIUGNO 2024

Appena usciti da Hogorfjarden entriamo ovviamente nel vivo dell’avventura: apriamo subito randa e fiocco, ci attende una bella bolina stretta. Sbandati di circa 20°, procediamo a tutta birra tra pioggia e freddo (calcolate che i primi giorni in cantiere sembrava di stare a Rimini a giugno – 25 gradi e pantaloncini corti).

«…no ma Andrea tranquillo, io non ho mai sofferto il mare».

E intravedo un ghigno quasi di sfida come per dire: «eh, ma tu per mare non ci sei mai stato»…e come se nulla fosse mi ritrovo a passare la prima notte con la nausea….mannaggia!!

Bè superata la prima notte devo ammettere che ho vinto il mal di mare (a sto punto temporaneo) e cerco di barcamenarmi tra un insegnamento e l’altro, cercando di essere di aiuto il più possibile evitando di commettere troppi errori – penso di aver fatto 1000 cose e di averne sbagliate almeno il triplo…ma imparati non si nasce e se si fa si sbaglia, per cui Giovanni non ti abbattere e continua a metterti alla prova!!

Nausea a parte fin qui tutto bene:

«Gio, arrivati in Svezia faremo i canali.»

«Che bello Andre!! Non vedo l’ora»

Tutt’ora penso sia uno dei miei incubi più ricorrenti!

Non fraintendetemi, fare i canali è un’esperienza che consiglio a tutti ed è stato stupendo e molto formativo, ma il labirinto del Minotauro probabilmente sarebbe stato più semplice: un dedalo infinito di isolette, scogli affioranti, segnaletiche varie ed eventuali, bassi fondi, barche a motore che sfrecciano a 30kn da una parte all’altra…insomma per una persona come me, alle primissime armi, abituarsi a capire è stato abbastanza dura: però ragazzi che posti!!! Imperdibile!

E tra uno scoglio e l’altro, e un segnale e l’altro, non lo vuoi preparare un bel ragù?! E visto che i passaggi sono talmente stretti, e dando giri al motore, ho approfittato del non sbandamento della barca per cucinare e riempire per bene la pancia a tutti.

Barca nuova = tienila sotto stretta osservazione

I controlli repentini e ben schedulati da Andrea servono a capire le varie problematiche e agire in tempo nel caso ci fosse qualcosa da sistemare. E quindi ogni tre ore avvengono i controlli rigging, il check al motore e generatore, capire se le batterie si caricano o il consumo delle stesse e, ovviamente, le fuel tank e il check alle sentine.

BETTER SAFE THAN SORRY!

Dopo poco più di 48h di navigazione ci fermiamo in Svezia a fare il ‘mio’ primo tagliando al motore e generatore a Gashaga Marina, poco più a nord est di Stoccolma:

«Tieni d’occhio il meccanico che si può sempre imparare!»

Sembravo uno di quei vecchietti che con molta attenzione osservano i lavori nei cantieri…dovevo per forza carpire tutte le informazioni possibili per poterlo fare (un giorno) da solo, o quasi.

Dopo la giornata a seguire il meccanico, check vari e eventuali alla barca, e una doccia rigenerante decidiamo con Andrea di andare a fare un giro a Stoccolma: stanco e infreddolito, ci facciamo i nostri 10km a piedi mentre consumiamo un gyros che ci è costato come una cena in un ristorante stellato.

In un attimo arriva il giorno dopo: sbarchiamo il nostro bravissimo collega Mike, che ci ha accompagnato nei primi giorni di viaggio, al quale va un caloroso saluto e un immenso grazie per la pazienza, e da solo con Andrea ci dirigiamo verso Nynashamn dove avremo atteso Armatore e Nicola, suo amico di vecchia data.

In tutto ciò abbiamo fatto già più di 400mn, ma se aggiungo altri dettagli mi conviene scrivere un libro, col risultato che perderei ogni attenzione da parte vostra.

Il porto di Nynashamn è qualcosa di veramente comodo e facile da raggiungere dall’aeroporto di Stoccolma: è il capolinea di un tram.

Ore 22:00 arriva Armatore e quindi decidiamo di andargli incontro per aiutarlo con i bagagli, e dopo una cena e un briefing sulla sicurezza a bordo, decidiamo di salpare approfittando della finestra meteo che è favorevole. Breve sosta a fare rifornimento di gasolio, e via! Si parte per raggiungere Kalmar dove Tommaso ci avrebbe raggiunti per unirsi alla crew.

150mn più in là, tra un canale e l’altro, arriviamo al porto di Kalmar: piove (ovviamente) e sta arrivando brutto tempo.

In questi casi non sei mai l’unico che controlla la meteo, di conseguenza tutte le barche in zona hanno la stessa medesima idea di rintanarsi per la notte, risultato: ci ormeggiamo accanto ad XC50 per mancanza di ormeggi liberi.

Era la prima volta che ormeggiavo alongside ad un’altra barca: per alcuni di voi sarà sicuramente consueto, ma di mio non mi sarei mai sognato di farlo, per il troppo rispetto che nutro verso gli altri. Effettivamente una volta chiesto il permesso alle persone a bordo, nessuno si fa grandi problemi: devo ammettere che i locali sono molto disponibili e abituati, e ci hanno accolto a braccia aperte.

Nel mentre il buon Tommaso arriva con bandana, occhiale cromato e con uno zaino immenso pronto ad imbarcarsi con l’entusiasmo che poche persone al giorno d’oggi hanno!

Bene, il nostro viaggio può proseguire! (…to be continued)

Autore: Giovanni Varasi

Giovanni Varasi

Milanese di nascita, convinto che un ufficio nella metropoli non fosse più sufficiente a saziare la voglia di conoscenza, decide di intraprendere un cambiamento radicale di vita, più dedita alla scoperta e al contatto con la natura.

La passione per la vela nasce durante un’uscita in barca con amici, e proprio grazie a questo colpo di fulmine decide di lasciare lo smog e il caos per dedicarsi a quello che veramente gli dà serenità. Empatico, positivo e con tanto entusiasmo.

“Il mare mi affascina e spaventa in egual modo, forse proprio per questo ho deciso di dedicarmi a questa professione. È troppo banale rendersi conto solamente delle cose che ci piacciono o che odiamo, trovare un equilibrio è molto più complesso e ci rende più consapevoli”.